meriti o, talvolta, è il rammarico per la nostra stessa impossi­bilità a dare il massimo o a raggiungere un risultato che sapevamo possibile. Colaiuda ha rappresentato tutto ciò, con una figura femminile accasciata su se stessa con le braccia tra le gambe e i lun­ghi capelli che le coprono il volto arri­vando fino a terra. Le braccia sono l’ele­mento più emblematico delle nostre capacità attive, sono gli arti che utilizziamo per compiere un'azione o per dare forma ai pensieri che esprimiamo parlando; rap­presentandole cadenti tra le gambe l'au­tore ha dato la misura dell'assenza di tutto ciò, della mancanza di entusiasmo nel fare o nel dire, della mancanza di entusiasmo nell'esistere. Ha scelto una visione che potremmo dire tradizionale nel rappresentare la frustrazione come figura femminile: oltre al problema stret­tamente alfabetico, legato al genere della parola, questa scelta comporta una visione generale dell' ordine delle cose, nel quale l'uomo è il simbolo dell'attivismo e del dinamismo, mentre la donna è ferma, attende l'attimo di stasi dell'uomo. Visione certamente non più attuale, che potrebbe suscitare l'ira di alcuni, ma che ci ricorda la maggiore attitudine di chi è inattivo alla frustrazione. Bisogna speci­ficare che non è l'inattività in se stessa a procurare frustrazione, ma può esserlo l' inattività obbligata, o lo svolgimento di un' attività che non ci

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